[...] Sul ponte di sbarco v'era un crocchio di persone che parevano di alto bordo. Dame e signorine incappucciate entro a cappelloni di pizzo bianco con la visiera lunga un palmo ripiegata sulle orecchie.
Una signora con abbondanze matronali, sfoggiava al sole l'opulenza massiccia delle sue forme; sotto il giubbetto svolazzante di trine, ponzava un seno monumentale, e dietro sul guardinfante eretto, altero, spiegava una cascata di drappeggi e di nastri.
Le altre signore, e le damigelle affusolate, stremenzite sotto le costrutture del busto, parevano la covata di quella gran chioccio troneggiante sulla spiaggia.
Sor Gaudenzio fece molte considerazioni recondite sul volume carnoso di quella bella damona, e pensò che pur troppo, certe cose della terra si guardano da lontano come la luna. Martina serrata fino alle orecchie nel suo robone di seta, infagottata nella sua spolverina fatta in famiglia, guardò di schiancio quel petto esuberante, e le braccia nude fino al gomito, e borbottò con lepidezza bottegaja:
— La par l'insegna del martes grassi! E si voltò sdegnosamente per andarsene... [...] |